2025/07/07 by Di Tano, Francesco
#libertà cognitiva #neurodititti #neurotecnologie #privacy mentale #protezione dei neurodati
paper · doi:10.6092/issn.2421-2695/22316
Il rapido sviluppo delle neurotecnologie – capaci di rilevare, interpretare e influenzare l’attività cerebrale – solleva nuove sfide giuridiche, in particolare sul piano della protezione dei dati personali. Tecnologie come le interfacce cervello-computer, l’elettroencefalogramma o la stimolazione cerebrale stanno estendendosi oltre il contesto clinico, trovando applicazione nei settori lavorativo, educativo, ludico e militare. I dati derivanti dall’attività cerebrale, i cosiddetti neurodati, pongono interrogativi inediti in merito alla loro natura, classificazione e regime giuridico, poiché rivelano contenuti mentali profondi, spesso inconsapevoli, riconducibili all’individuo. Il contributo analizza l’adeguatezza dell’attuale ordinamento giuridico, a partire dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR), nella disciplina di tali dati, evidenziando la necessità di un nuovo paradigma giuridico basato sul riconoscimento dei neurodiritti: libertà cognitiva, privacy mentale, identità personale, equità e non discriminazione. Tali diritti sono essenziali per tutelare la mente quale spazio inviolabile della dignità e dell’autonomia individuale. Particolare attenzione è riservata al contesto lavorativo, dove l’asimmetria tra datore e dipendente rende il consenso al trattamento dei neurodati problematico e potenzialmente viziato. L’articolo propone, in un momento storico in cui la mente è e sarà sempre più tecnicamente accessibile, una regolamentazione specifica dei neurodati come categoria autonoma, supportata dall’adozione di strategie di valutazione etica preventive e dall’introduzione di percorsi educativi specifici, per salvaguardare la libertà di pensiero e i diritti fondamentali nella società neurodigitale.