2024/12/31 by Lazzeretti, Luciana
paper · doi:10.13138/2039-2362/3557
Globalizzazione e digitalizzazione sono entrambe tematiche figlie della condizione postmoderna. Si assiste all’ascesa sempre più rapida di una nuova Black box society[1] caratterizzata da scatole nere dove gli algoritmi, osservando le caratteristiche degli utenti, pronosticano una classe, un giudizio, un voto e suggeriscono decisioni, senza spiegare il perché. Se nella fase della diffusione della globalizzazione i temi della valorizzazione economica della cultura vedevano il primato dell’economia sulla società, discutendo di un possibile sviluppo economico culture driven vs data driven, adesso è piuttosto la tecnologia ad esercitare un ruolo di primo piano. Degli eccessi della postmodernità ci siamo occupati in passato discutendo dei rischi connessi alla globalizzazione ed alla valorizzazione dei musei e delle città d’arte come luoghi High Culture, introducendo il «rischio del Non Luogo- inteso come luogo antropologico-», generato dalla perdita di «significati, relazioni e storia»[2]. Partendo dalle suggestioni che emergono dalla letteratura, affrontiamo adesso il tema dei rischi della digitalizzazione introducendo il concetto del “Rischio delle Non Cose”, connesso all’informatizzazione, alla smaterializzazione del mondo ed alla perdita di memoria che può coinvolgere oggetti, patrimoni artistici mobili ed immobili, patrimoni naturali, territori, animali, piante, financo forse anche la stessa umanità. [1] Pasquale 2015. [2] Lazzeretti 2005.