2013/09/26 by Alessandro Dani, Dani, Alessandro
Arts and Humanities · Social Sciences · #333.2 PROPRIETA E CONTROLLO DELLA TERRA E DELLE ALTRE RISORSE NATURALI DA PARTE DI COLLETTIVITA NON PUBBLICHE #Historical Legal Studies and Society #Medieval and Early Modern Justice #Medioevo #Prima Età Moderna #Reformation and Early Modern Christianity #Risorse collettive #Siena #Stati regionali italiani #Storiografia
paper · doi:10.6092/1593-2214/71
openalex publication_date 2017/01/09 · openalex created_date 2025/10/10 · openalex updated_date 2026/07/01
L’istituzione della Dogana dei Paschi nella Repubblica di Siena tra la seconda metà del Trecento e la prima metà del Quattrocento, simile in vari aspetti alle Dogane pontificie e del Regno di Sicilia, determinò una riduzione dei pascoli delle comunità locali ed una intensificazione del controllo territoriale del potere centrale, significativa se letta nel contesto di lungo periodo della lenta nascita dello Stato moderno. Nondimeno occorre rilevare che il pascolo doganale presupponeva la tipica concezione medievale della proprietà divisa, con più diritti che insistevano sul medesimo bene, nonché una concezione del demanio influenzata dal diritto feudale. Per questo non dobbiamo pensare ai territori doganali come a proprietà demaniali piene ed esclusive dello Stato, ma come a situazioni in cui il consueto intreccio di diritti reali coesistenti si complicava con l’innesto di un ulteriore tipo di dominio, connesso con quello eminente che spettava al titolare della giurisdizione superiore. Dal punto di vista del fondamento giuridico, la Dogana sembra poggiare non tanto su nuove potestà statuali egemonizzanti, quanto sulla “applicazione estensiva” di principi di diritto feudale: erano infatti i feudatari ad avere sul territorio soggetto sia un dominio diretto sia un dominio utile sulle risorse naturali eccedenti al fabbisogno della popolazione, che potevano anche concedere in godimento a forestieri.