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Il dibattito sulla liberalizzazione della fotografia digitale in archivi e biblioteche quattro anni dopo l’appello di Reti Medievali

2017/02/04 by Mirco Modolo, Modolo, Mirco
Arts and Humanities · Earth and Planetary Sciences · #3D Surveying and Cultural Heritage #940.105 STORIA GENERALE DELL'EUROPA. DALLE ORIGINI AL 1453. Pubblicazioni in serie #Archaeological Research and Protection #Conservation Techniques and Studies #archivi #archivistica #biblioteche #fonti documentarie #fotografia #ricerca storica #riproduzione digitale #“Art Bonus”

paper · doi:10.6092/1593-2214/5066

openalex publication_date 2017/02/04 · openalex created_date 2025/10/10 · openalex updated_date 2026/07/01

Abstract

Il 13 settembre 2013 “Reti medievali” diffuse sul web un appello, sottoscritto da alcune delle principali associazioni di storici e archeologi italiane per chiedere al Mibact la liberalizzazione delle riproduzioni digitali delle fonti documentarie. L’entrata in vigore del decreto “Art Bonus”, il primo giugno 2014, in un primo momento sembrò recepire le istanze manifestate dalle comunità scientifiche. Tuttavia, appena un mese più tardi, un emendamento restrittivo intervenne a escludere i beni bibliografici e archivistici dalla liberalizzazione, allora giustificato da ragioni economiche e di tutela del materiale documentario. Si aprì un ampio dibattito, promosso dal movimento “Fotografie libere per i Beni Culturali”, che sostiene l’opportunità di ripristinare lo spirito originario del decreto “Art Bonus” nel rispetto della normativa in materia di diritto di autore e protezione dei dati personali e in linea con i regolamenti dei maggiori archivi e biblioteche europei. Una recente mozione del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici sembra offrire i criteri guida per una riforma del regime delle riproduzioni in archivi e biblioteche capace di allineare il nostro paese alle più avanzate esperienze europee.

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